Caritas Ferrara per l’emergenza terremoto in Myanmar

Alle diseguaglianze socioeconomiche, alla fortissima instabilità politica, alla presenza di diversi
eserciti irregolari, ai regolari scontri a mano armata, ai bombardamenti che colpiscono soprattutto
la popolazione civile, si aggiunge questa nuova emergenza umanitaria.

Caritas Ferrara si unsice alla Caritas Italiana nelll’esprimere solidarietà alla popolazione colpita.

L’appello

“Le persone hanno bisogno di cibo, di un riparo, di medicine e di tutti i generi di prima necessità. Più di ogni altra cosa, il nostro popolo ha bisogno di pace, non dell’angoscia che si scatena a causa della crisi multidimensionale”. Card. Charles Bo, arcivescovo di Yangon

 

La solidarietà della CEI

La Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana esprime solidarietà alle popolazioni colpite dal sisma che venerdì 28 marzo ha devastato il Myanmar, con impatto anche su altri Paesi. Il terremoto, con epicentro nella regione di Mandalay, ha provocato migliaia di morti, feriti e sfollati oltre a distruggere abitazioni e infrastrutture.

“Ci facciamo prossimi alle sorelle e ai fratelli del Myanmar: a loro giunga il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. Preghiamo per le vittime, tra cui tantissimi bambini, e per i loro familiari, assicurando il sostegno delle nostre Chiese”. Card. Matteo Zuppi, presidente della CEI

Per far fronte all’emergenza, la Presidenza della CEI ha deciso un primo stanziamento di 500mila euro dai fondi dell’8xmille che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica: servirà per i primi soccorsi, coordinati da Caritas Italiana che, fin dal primo momento, è in contatto diretto con KMSS (Karuna Mission Social Solidarity, la Caritas in Myanmar) e con la rete internazionale della Caritas.

È possibile contribuire agli interventi di Caritas Italiana per l’emergenza, utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line, o bonifico bancario specificando nella causale “Emergenza Myanmar” tramite:

Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 24 C 05018 03200 00001 3331 111
Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT 66 W 03069 09606 100000012474
Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT 91 P 07601 03200 000000347013
UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063 119

Il terremoto

Il 28 marzo 2025, alle 12:50, un potente terremoto di magnitudo 7,7 ha colpito il Myanmar centrale con
epicentro vicino a Sagaing, circa 34 chilometri a nord della città. Il terremoto ha avuto un forte impatto
nelle principali città, tra cui Yangon, Mandalay, Naypyidaw, Sagaing, Aungpan, Bago, Kalay, Magway,
Kyaukse, Muse e Yinmapin e alcune parti di Shan East e Taunggyi. Di conseguenza, ci sono stati danni
significativi ai servizi pubblici e alle infrastrutture quali monasteri, moschee, pagode, seminari e chiese,
scuole, ospedali, banche, alberghi, aeroporti, edifici residenziali, ponti, strade ad alta percorrenza. La
fornitura di elettricità e le telecomunicazioni sono rimaste interrotte in molte regioni del Myanmar. I gruppi
di volontariato, la popolazione locale e le organizzazioni non governative presenti sul posto hanno
effettuato le operazioni di evacuazione e di monitoraggio per valutare la portata e l’impatto dei danni. Le
autorità hanno cominciato a valutare i danni e coordinano gli sforzi di risposta all’emergenza.
Il terremoto è arrivato senza preavviso, causando distruzioni diffuse e colpendo gravemente i civili che non
hanno avuto il tempo di prepararsi. L’impatto si è esteso ai Paesi limitrofi – Tailandia e Bangladesh – con
forti scosse in alcune parti della Cina e dell’India.

La devastazione

Le strade e le vie di comunicazione sono danneggiate o interrotte e gli spostamenti verso le località colpite
sono limitati.
Il terremoto ha provocato interruzioni di corrente e ha interrotto le linee di comunicazione. I dettagli su
feriti e morti sono ancora in fase di identificazione, al momento si parla di 1.700 morti ma il numero è
purtroppo destinato a salire. I soccorritori sono ancora al lavoro per salvare i superstiti, evitare possibili
epidemie, liberare i primi detriti.
Il Comitato nazionale per la gestione dei disastri naturali del Myanmar ha dichiarato lo stato di emergenza
in molte regioni del Myanmar, come Mandalay, Sagaing, Magway, Bago, la zona nord-orientale dello Stato
Shan e l’area del Consiglio di Naypyidaw. Migliaia di persone a Mandalay sono rimaste in strada e nei luoghi
pubblici per tutta la notte a causa delle preoccupazioni e dei timori per le prossime scosse di terremoto.

Le conseguenze

Il Myanmar vive una situazione molto complessa sotto diversi punti di vista. Alle diseguaglianze
socioeconomiche, si aggiunge la complessità della multietnicità del tessuto sociale, la presenza di molti
eserciti irregolari afferenti ai gruppi ribelli interni e la gravissima instabilità politica. Dopo decenni di
dittatura militare, e durante un breve tentativo democratico, nel 2021 un colpo di stato ha riportato al
potere i militari e da allora la Giunta militare guida il Paese. Gli scontri aperti e armati in molte zone del
Paese sono sempre stati presenti, con l’esercito nazionale che combatte contro i gruppi armati dei ribelli. In
tutta questa volatilità politica e sociale si innesta questa nuova tragedia umanitaria.

Caritas in Myanmar

La Caritas nazionale del Myanmar (KMSS, Karuna Mission Social Solidarity) e gli uffici diocesani hanno attivato e mobilitato il team per assistere la diocesi di Mandalay che è la più colpita. L’ufficio nazionale KMSS si sta coordinando con la diocesi KMSS-Mandalay per il piano di valutazione e risposta rapida dei bisogni. Dopo quattro ore in cui le scosse si sono ripetute, KMSS è stata in grado di organizzare la sessione di orientamento alla valutazione rapida dei bisogni con la partecipazione di alcuni uffici diocesani.

“I team dei soccorritori sono riusciti ad arrivare a Mandalay, la zona più colpita dal sisma del Myanmar. Le difficoltà delle prime ore sono state le comunicazioni interrotte, non solo telefono e internet, ma anche quelle fisiche, con i ponti crollati e le strade inagibili. Ora è dunque cominciata la raccolta dei bisogni, per poi lanciare operazioni di risposta di primissima emergenza. Tutto questo mentre si scava a mani nude per salvare vite umane”.

A parlare della situazione in queste ore in Myanmar è Beppe Pedron, responsabile dei progetti in Asia per Caritas Italiana. “Presto si porrà il problema delle abitazioni perché la maggior parte, nella zona dell’epicentro, sono andate distrutte e serviranno dei rifugi semipermanenti. Non vanno bene le tendopoli – spiega Pedron all’ANSA – che in queste occasioni vengono installate per la prima emergenza, perché in quella zona sono in arrivo anche i monsoni, tra giugno e luglio”. Una emergenza, dunque, nella emergenza, per un Paese da anni anche piegato dalla guerra civile. “È difficile fare previsioni puntuali ma per una ricostruzione, non solo fisica ma anche del tessuto sociale saranno necessari non meno di cinque anni”, afferma l’operatore Caritas.