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2012.11.07 Io Glenda Jean Charly Mathurin e GhislaineIo, Glenda, Jean Charly, Mathurin e Ghislaine siamo andati all'Assemblea regionale dei volontari in servizio civile, oggi a Bologna.
Stesso copione delle precedenti edizioni.
Discorsi già sentiti: il valore prezioso della partecipazione, l'opportunità di crescita, il piacere del bene comune. Richieste e rivendicazioni  di repertorio: equiparare nel diritto gli italiani agli stranieri,  com'è già nel dovere di contribuire al benessere della società in cui si vive (Patria o non patria che sia), più condivisione e rappresentanza, qualche soldo.
Un'impressione in genere  di scarsa conoscenza dell'ordinamento istituzionale, in cui pure le singole esperienze di servizio, al di là  della dimensione personale e  locale, dovrebbero ricomporsi nel Corpo civile di pace preposto senz'armi alla  difesa della Repubblica.  Ma c'è la crisi, adesso, che porta con sé tra le usate parole accenti di un rinnovato realismo: i giovani senza lavoro, gli stipendi degli assessori, l'Italia quale? per quali Italiani? Così, a tratti, la platea si risveglia e il dibattito si fa più animato.
Anche Glenda, afflitta da un brutto raffreddore che le pesa sulle palpebre (o cerca invece  di indispettirmi, a star tutta floscia e sonnacchiosa, perché io, poco convinto della sua febbre, l'ho costretta a venire e sedersi in prima fila?) apre un occhio e mi fa: "Chi litiga? Stanno  litigando?".
Poi si raddrizza contro lo schienale della poltroncina, per prepararsi ad uno scatto, che però non sa dove dirigere.
Si guarda intorno, sbuffa, e nuovamente s'acquatta dentro le spalle. Non si può pretendere altro.
Il suo sforzo l'ha fatto. Forse è ammalata davvero.