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Nicolini

Il 27 febbraio presso Casa Bovelli, su invito dell’associazione  Ferrara Bene Comune, don Giovanni Nicolini, già direttore della Caritas di Bologna e attuale consigliere del sindaco per l’accoglienza dei migranti,  dialoga con  Oligert Osmani vicepresidente del Consiglio della Comunità straniere a Ferrara.

Dalla nostra inviata Valentina, qualche appunto su cui riflettere.

IL CUORE DELLA NOSTRA FEDE E’ IL CAMMINO

Il cuore della nostra fede è il cammino.

Ad una tale affermazione non ho potuto trattenermi dal tirare fuori la mia agendina per fissare sulla carta questa antica verità che ogni uomo può cogliere nel tentativo di far crescere la pace dentro sé e seminarla nell’animo altrui.

Don Giovanni Nicolini ha carisma. Le parole suscitano energia.  Accanto a lui,  Oligert Osmani, parla  un linguaggio fresco e giovanile.  Non discutono  di diversità, ma di somiglianza. I punti di forza da cui dobbiamo partire sono costituiti da tutto ciò che ci accomuna. Per esempio la curiosità.

Oligert, di origini albanesi, immigrato a Ferrara con la famiglia all’età di 4 anni, racconta la sua personale esperienza, di come da bambino i suoi genitori musulmani lo mandarono al catechismo, e quando parlava con il nonno degli insegnamenti appresi leggendo Bibbia, questi gli  riferiva con entusiasmo le somiglianze con il Corano. Un anziano novantenne che non perse mai la curiosità di imparare.

Curiosità.

Dobbiamo percorrere un viaggio, metterci mentalmente in marcia verso chi ha provenienze diverse dalle nostre, intraprendere un dialogo per conoscere la storia.

Don Giovanni nella sua parrocchia di Dozza ha organizzato e tuttora organizza viaggi diretti verso l’Africa. Mentre gli interessati si chiedono sempre che cosa potrebbero fare per gli Africani, il parroco si stupisce. Dovremmo smettere di chiederci che cosa potremmo dare noi all’altro, bensì che cosa l’altro può dare a noi. Cambiamo ottica e lasciamoci guidare dal desiderio di scoprire ciò che è diverso, facciamoci anfore vuote e febbricitanti di essere riempite dal nuovo che ci circonda.

Questa propensione verso il diverso come arricchimento personale si esprime naturalmente nell’accoglienza.  Nella sua parrocchia don Giovanni organizza incontri con un gruppo di non credenti   - “una piccola parrocchia di atei” come lui stesso la definisce -  per guadagnare nuovi punti di vista. Non dobbiamo avere la presunzione di illuminare il buio altrui, poiché noi stessi siamo buio nel quale solo l’altro può accendere una scintilla di sapere.

Attraverso questi incontri, il sacerdote ha avuto la possibilità di dialogare sull'essere umano: “Il dialogo sull’umano sta alla base della creazione del cristianesimo e l'ho capito dialogando anche con gli atei. Non possiamo creare il cristianesimo parlando di angeli, ma parlando di uomini. Indicibile la preziosità del mondo ateo”.

“Non dobbiamo rischiare un complesso di superiorità nei confronti della nostra cultura, parola che il sacerdote definisce antipatica. “La cultura è un'esperienza storica che diventa parte integrante del mio spirito; ma che cos’è in fondo una cultura? Ebbene, cultura è anche semplicemente accendere il fuoco come non so fare io, ma come sanno fare loro”. 
“Il miglior modo per accogliere è camminare insieme, non solo insegnando, ma anche imparando. Accoglienza non è infatti farsi rubare qualcosa”.

Il problema non è di carattere economico, bensì il rapporto di sfiducia tra le persone: “L’accoglienza non si fa con i soldi, ma con le persone”.

Purtroppo non ci riesce sempre di fidarci, perché non ci viene realmente insegnato come fidarci. Confusi dalle notizie che riempiono le nostre menti di paura, non impariamo ad osservare con i nostri occhi le persone e a cogliere i loro atti di bontà. Emblematico è l’esempio riportato da Oligert su un giovane ragazzo Camerunese che, nel momento in cui una signora scivola facendo cadere la borsa a terra, prontamente la soccorre, ricevendo in cambio soltanto uno sguardo spaventato e confuso.

“Sottovalutiamo il potere immenso e la profondità della comunicazione e della comprensione tra esseri umani”. Una comunicazione che va oltre le parole e che non è di certo limitata da una lingua differente dalla nostra. Non dobbiamo chiudere gli occhi, non dobbiamo avere paura o essere imbarazzati nel chiedere “come si dice nella tua lingua?” o nel dire con gentilezza “si dice ‘io vado’, non  ‘io andare’“.

Al giorno d’oggi è inaccettabile la mancanza di curiosità, poiché solo essa ci può spingere all’osservazione e alla comprensione.

Nel nostro piccolo, non dobbiamo perdere tempo ad interrogarci sul fatto che possa o meno esistere una soluzione nella nostra testa.  Perché vivere  una realtà ipotetica invece di accettare ciò che è già presente e reale, tentando di cogliere al meglio ciò che ci offre? Tiriamoci su le maniche, apriamo bene la mente e iniziamo il nostro viaggio!

La realtà in cui viviamo è continuamente in evoluzione. “Abbiamo ricominciato a camminare nella storia -  dice don Nicolini:  è ricominciato l'esodo. Dobbiamo scegliere se essere un giardino fiorito o un museo del passato. Alla fine dei conti, non si conserva nulla. Tutto evolve”.

“Ciò che è un grande problema è anche un grande dono, similmente ad un marito che incontra la moglie e si ritrova ad avere sì un grande problema -  prosegue in tono scherzoso -
ma anche un enorme dono”.

Questi popoli in cammino devono ispirarci a  metterci noi stessi in cammino e vivere questa realtà attuale con la dinamicità che essa rappresenta. Un cammino che non deve essere percorso in terre lontane, ma a cominciare dalla strada che conduce alla porta di casa propria.

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