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Il “Caffè Letterario”: un’esperienza laboratoriale educativo-espressiva di gruppo presso il centro di accoglienza residenziale femminile Betania, Casa degli Amici

 

PREMESSA

Un titolo accattivante, ma non un’invenzione mediatica finalizzata ad attirare l’attenzione del visitatore di questa pagina web. “Felice di essere viva” è una frase che abbiamo sentito ripetere diverse volte, come risposta alla domanda “come stai?” (incipit dei nostri incontri) dalle donne che hanno partecipato al “Caffè Letterario” (ribattezzato dalle stesse “Coffee Class”).

Per noi volontari l’esperienza è stata un modo per sviluppare una conoscenza più ravvicinata di alcune delle persone con le quali lavoriamo tutti i giorni, uno stimolo ad abbattere alcune nostre “frontiere interiori” (fatte di luoghi comuni e di quella comprensione approssimativa che costruiamo sulla base dalle informazioni troppo spesso superficiali che assorbiamo dai media) ed ha contribuito a sviluppare relazioni più significative ed empatiche con le partecipanti al laboratorio. Il risultato è stato sorprendente; io personalmente ho vissuto momenti di intenso coinvolgimento e mi sono sentito stimolato ad impegnarmi maggiormente per contribuire alla partecipazione e all’inserimento sociale delle persone in difficoltà. Il seguente articolo ha lo scopo di rendere partecipe di questa esperienza chiunque sia interessato a scoprire cosa può succedere (…e succede) nei “luoghi di carità”, ove trovano rifugio gli “ultimi”, i poveri, gli emarginati, le tante persone vittime delle tribolazioni dell’esperienza migratoria. Speriamo anche che questo scritto possa essere utile a quelle persone che si domandano come vivono e cosa sentono i cosiddetti “migranti” di cui parlano tanto i giornali. Buona lettura!

INTRODUZIONE

Tra luglio e agosto si è svolto a Casa Betania (il centro di accoglienza femminile della Caritas Diocesana di Ferrara-Comacchio) il “Caffè Letterario”. Si tratta di un laboratorio di gruppo a carattere educativo-espressivo che utilizza come strumenti di lavoro: lettura, verbalizzazione e scrittura/disegno.

Il progetto affonda le sue radici nella convinzione che sia necessario per le organizzazioni che si occupano di accoglienza lo sviluppo di programmi che non abbiano come unico obiettivo quello del soddisfacimento dei bisogni materiali e urgenti delle persone in difficoltà, ma che prevedano un’accoglienza totale della persona, con tutti i suoi bisogni (materiali, relazionali, culturali, spirituali, psicologici ecc…).

INFORMAZIONI GENERALI

Il laboratorio ha coinvolto 21 donne ospiti del centro che, divise in 3 gruppi, hanno partecipato a 4 incontri di un’ora ciascuno a cadenza settimanale. Le donne interessate sono immigrate di nazionalità Nigeriana, Pakistana e Camerunense, inserite nel progetto di accoglienza dei richiedenti asilo promosso dall’ASP di Ferrara in accordo con la Prefettura.  Il laboratorio è stato condotto in lingua inglese da me (Volontario in Servizio Civile presso la Caritas Diocesana, laureato in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica) con la collaborazione di alcune volontarie impegnate nel Centro di Accoglienza.

OBIETTIVI

Gli obiettivi che ci siamo posti nella realizzazione del progetto sono effettivamente ambiziosi, ma crediamo che con l’impegno sostenuto e la collaborazione reciproca possano realizzarsi appieno. L’obiettivo fondamentale era quello di fornire alla donne accolte uno “spazio relazionale e fisico” in cui potersi esprimere liberamente e in maniera adattiva, conoscersi meglio, confrontarsi e riflettere insieme sul proprio percorso di vita, in modo da favorire la nascita di relazioni solidali e occasioni di mutuo aiuto.

Tra gli altri obiettivi ricordiamo: uscita dalla passività quotidiana; approccio e scoperta degli strumenti di comunicazione propri dell’universo letterario e artistico; sviluppo delle pcapacità relazionali e stimolazione dell’empatia; costruzione di nuove abilità comunicative (es. verbalizzazione strutturata e guidata, scrittura e disegno); sviluppo delle capacità di mettersi in contatto con il proprio mondo interiore; agevolazione del processo di integrazione sociale.

DESCRIZIONE INCONTRI

Gli incontri, aperti dal rituale sociale squisitamente Italiano del bere il caffè in compagnia, hanno visto la presenza di momenti di lettura, alternati a momenti di verbalizzazione e discussione.  Ogni incontro si è sviluppato intorno ad un nucleo tematico.

Il primo incontro ha rappresentato un’introduzione a tutto il laboratorio: sono stati introdotti gli obiettivi dell’attività e le sue regole (rispetto reciproco, puntualità, concentrazione, telefoni spenti, evitare di parlare contemporaneamente, esprimersi liberamente). Sono seguite le presentazioni e la condivisione delle proprie aspettative nei confronti dell’attività.  Sono emerse subito delle tematiche fondamentali che caratterizzano il vissuto delle ospiti: la gratitudine nei confronti del paese e delle persone che le hanno accolte, la fede che le ha accompagnate e sostenute durante la troppo spesso terribile esperienza del viaggio di migrazione, il desiderio di imparare la lingua italiana, di trovare lavoro, di andare a scuola e di integrarsi nel tessuto sociale ospitante, il bisogno di conoscersi reciprocamente e di vivere insieme momenti di scambio e relax, il desiderio di migliorare la propria vita.

La lettura scelta per il primo incontro è il brano della poetessa italiana Alda Merini “A tutti i giovani raccomando”, un’esortazione alla lettura e un suggerimento sulla disposizione d’animo da avere quando ci si accosta alla lettura di un libro. Il testo ha costituito uno stimolo a riflettere sul valore, significato e funzioni che ognuno attribuisce alla letteratura.

I commenti delle partecipanti dopo la lettura:

“leggere ci dona insegnamenti importanti, aumenta la nostra saggezza”; “leggere ci fa imparare nozioni utili per conoscere il passato, capire il presente e orientarsi verso il futuro”; “leggendo si può capire come fare le cose nel modo giusto”; “leggere ci può stimolare a cambiare in positivo”; “leggere stimola le capacità cognitive”; “leggere aiuta a superare la tristezza, il dolore e i momenti difficili”; “leggendo possiamo imparare cose sul paese che ci ha accolte”; “scrivere è importante per esprimere e comunicare i nostri pensieri e sentimenti profondi”

La lettura del secondo incontro è stata la poesia di Aldo Palazzeschi “Io chi sono”. Partendo dalla discussione sull’identità del poeta e dell’artista e sulle sue capacità comunicative si è giunti a riflettere sull’identità in generale e sull’identità personale

“il poeta è confuso in merito a se stesso, forse è un po’ matto”; “sono gli altri a determinare la tua identità”; “il poeta si sta chiedendo se è davvero in grado di raggiungere il cuore delle persone”; “il poeta non è confuso, non vuole prendersi la responsabilità di giudicare se stesso”

La parola “nostalgia”, presente nel brano, ha rappresentato inoltre uno stimolo per indagare i sentimenti nei confronti della terra natia.

“non mi manca il mio paese, ma la mia famiglia”; “mi manca la parte buona del mio paese (gli affetti e il cibo), ma sono consapevole che restare in Nigeria avrebbe voluto dire continuare a soffrire, lì c’è molta povertà”; “mi manca la mia famiglia, è stato duro lasciarli, ma ho dovuto farlo per avere una vita migliore”; “mi manca la mia chiesa, la famiglia e i miei amici”

Un altro tema affrontato è stato quello delle modalità espressive dell’artista (la “lente” della poesia) e dei sistemi di comunicazione di ognuno.

“ci si esprime attraverso il proprio carattere”; “si mostra il proprio cuore attraverso le modalità di pensare, parlare, ridere, cantare…”; “ci si manifesta agli altri attraverso ogni nostra azione”; “il poeta ci racconta la sua storia. Scrivendo e condividendo con gli altri possiamo aiutarli a capire e a superare i propri ostacoli”; “due teste sono meglio di una, di solito condivido i miei problemi con gli altri”; “quando sono in difficoltà prego, ho paura che gli altri non capiscano la mia situazione”; “quando preghi è come se ti mettessi in relazione con tutte le persone che pregano”

Nel terzo incontro abbiamo affrontato il tema dell’amicizia. Ho chiesto alle partecipanti di elencare quali, secondo loro, sono gli elementi, sia positivi che negativi, che costituiscono una relazione di amicizia.

“comprensione; amore; fiducia; rispetto; prendersi cura; felicità; tristezza; fraintendimenti e litigi; pazienza; onestà; saggezza; mutuo aiuto; gentilezza; timore di Dio; assenza di aspettative ”

Abbiamo proseguito con la lettura del brano di J. L. Borges, “Lettera agli amici”, ritrovando gli elementi espressi dalle partecipanti e individuando altri elementi suggeriti dalle parole dell’autore. È emerso in particolare il tema dell’empatia (abbiamo approfondito il significato del termine perché poco noto alle partecipanti) e quello dell’ascolto.

Nuovi elementi emersi:

“accettazione; non-giudizio; non spettegolare; consolarsi; superare l’egoismo; condividere le gioie e i dolori; uguaglianza nei confronti dei diversi amici; quando non è possibile dare soluzioni, anche solo ascoltarsi è una forma di aiuto; indipendenza; gratitudine”

Nel quarto incontro (conclusivo) abbiamo affrontato i temi strettamente connessi del silenzio e dell’ascolto, lasciando spazio all’introspezione (utilizzando una lettura “inconsueta” e l’ascolto di un brano musicale) e alla libera espressione personale attraverso la scrittura e/o il disegno.

Durante quest’ultimo appuntamento, rifacendoci all’ideale del poeta francese Stephane Mallarmé e dei poeti decadenti, abbiamo provato a “leggere un foglio bianco”. Le partecipanti (che si aspettavano di leggere un nuovo brano), ricevendo il foglio bianco con la consegna di “leggerlo”, hanno reagito alla provocazione con stupore dicendo:

“ma è solo un foglio bianco!”; “qui non c’è scritto niente”; “l’autore forse era così povero da non avere neanche i soldi per comprare l’inchiostro!”; “il poeta non ha niente da dire”; “non c’è contenuto”

Solo una delle partecipanti ha subito detto “guardando il foglio bianco molti concetti vengono in mente”

Successivamente abbiamo riflettuto sulle possibilità espressive del poeta, giungendo alla conclusione che una poesia può anche parlare del “niente” e che il foglio bianco può diventare uno spazio vuoto su cui proiettare contenuti del proprio mondo interiore. Così le partecipanti hanno espresso la propria opinione su cosa vedevano nel foglio vuoto.

“un contenitore vuoto da riempire con i nostri pensieri”; “una poesia d’amore”; “una poesia sul silenzio”

Siamo giunti al nucleo tematico della giornata: il silenzio. Abbiamo ricordato il suo grande valore all’interno delle relazioni interpersonali. Il silenzio è fondamentale per ascoltare bene: quando qualcuno ci parla e noi non siamo in silenzio (inteso sia come attitudine mentale che come comportamento esplicito), diventa difficile o distorto l’ascolto e, conseguentemente, impossibile la comprensione reciproca.

L’incontro è proceduto con l’ascolto del brano “The winner is”, colonna sonora del film “Little miss sunshine”. Si tratta di una musica di carattere ambiguo, fondamentalmente spensierata, ma con lievi toni malinconici.

È stato chiesto alle partecipanti di restare concentrate sull’ascolto, in atteggiamento di silenzio, e di tentare di identificare le emozioni e le immagini evocate dall’ascolto, sfruttando la caratteristica propria della musica di poter suscitare, in diverse persone, diversi contenuti, a volte addirittura opposti.

Dopo l’ascolto le ragazze sono state invitate a riempire il foglio bianco, rappresentando con la scrittura e/o il disegno ciò che la musica aveva evocato in loro e dando un titolo alla propria creazione. Dopo pochi minuti una alla volta hanno condiviso col gruppo le sensazioni sperimentate durante l’ascolto e hanno dato una spiegazione della loro opera:

“mi sembra una musica allo stesso tempo sia felice che triste”; “la musica mi ha ricordato il passato, ho rivissuto in particolare  i momenti belli, mi ha fatta sentire allegra e piena di speranza per il futuro”;” “la musica è ambivalente, ho percepito sensazioni positive e negative”; “mi ha trasmesso tristezza”; “mi sono sentita felice”; “la musica mi ha ricordato la mia infanzia, il mio triste passato e mi ha fatto anche pensare al presente. Mi sono sentita felice e triste”; “ho pensato al passato ed ho sentito la mia gratitudine verso Dio per il mio presente”; “ho disegnato una testa perché sono partita dal mio paese con una mente buona”; “ho pensato al mio viaggio sul barcone, ho disegnato una coppia di persone che rappresentano me e la persona che mi è stata accanto durante la traversata”; “ho pensato alla famiglia, in particolare a mia madre che mi manca tanto”.

CRITICITÀ

Durante lo svolgimento del laboratorio abbiamo incontrato diverse difficoltà. Linguistica innanzitutto: l’inglese parlato dalle partecipanti era caratterizzato da inflessioni, accenti e termini dialettali tipici dei paesi di provenienza; in particolare in Nigeria si parla un inglese creolo chiamato Pidgin. Un’altra difficoltà è stata di ordine culturale: molte delle partecipanti, per abitudini culturali, non erano abituate al rispetto della puntualità e della continuità dell’impegno. Nonostante questo gli incontri hanno avuto un buon livello di presenza e partecipazione. Un’ultima difficoltà incontrata è stata quella dell’eterogeneità dei gruppi sul piano del grado di scolarizzazione: abbiamo formato gruppi eterogenei su questo livello per evitare di  generare la sensazione di essere differenziate in base alle loro capacità ed anche per evitare di formare gruppi con un alto livello di partecipazione e gruppi con un basso livello. In futuro sperimenteremo vie alternative per risolvere questo problema, proponendo attività diversificate in base agli interessi ed alle possibilità di partecipazione dei singoli, nell’intento di realizzare interventi più specifici e personalizzati.

STRUMENTI DI MONITORAGGIO

All’inizio e alla fine degli incontri le partecipanti sono state invitate a scrivere il proprio nome sulla lavagna all’interno di una scala visiva rappresentante le gradazioni dell’umore ed a condividere verbalmente col gruppo quale fosse l’umore personale del momento e le sue motivazioni. Questo strumento ha permesso di verificare se gli incontri hanno influito nel modificare lo stato emotivo e in che modo. Ne è risultato che nella maggior parte dei casi l’umore alla fine degli incontri era migliore di quello iniziale, quindi le partecipanti hanno trovato l’attività gradevole ed utile.

CONCLUSIONI

Per quello che abbiamo potuto percepire all’interno degli incontri e dai feedback ricevuti dalle partecipanti possiamo dire che l’attività ha un suo valore specifico. È emersa soprattutto la funzione socializzante dell’attività di gruppo: le partecipanti, pur vivendo nello stesso luogo, non si conoscevano molto, o comunque la socializzazione era limitata a piccoli gruppi. Con l’attività hanno avuto modo di conoscersi meglio e soprattutto di socializzare con le altre donne di diversa provenienza, trovando punti di incontro e confronto all’interno delle storie delle altre. Un’altra funzione del gruppo è stata quella di stimolo all’uscita dalla passività. L’avere un appuntamento settimanale da rispettare (oltre alle lezioni di italiano già frequentate dalle partecipanti) rappresenta un modo per contribuire a sviluppare la propria attitudine all’impegno. 

La nostra speranza è che un’attività simile possa rafforzare lo spirito comunitario del nostro Centro di Accoglienza, contribuendo a formare un gruppo di persone unito e solidale, ed a favorire il processo di inserimento sociale delle persone accolte nel Centro di Accoglienza Betania.

…al prossimo caffè!

 

claudioM

Claudio Masiello

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