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L'ambulatorio della Caritas a Ferrara

video realizato per il 7° rapporto  delle Caritas diocesane dell'Emilia Romagna

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Le ragazze di Casa Betania

ritratti di Stefano Pesaro e Federica Veronesi

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Landless Men - Uomini senza terra

il progetto fotografico di Vittorio Colamussi

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Il pane quotidiano: 20 anni di mensa Caritas

video prodotto da Marco Serafino 

Amelia Remi Susanna


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Migranti‘Accogliere i migranti, non con le parole ma coni fatti’: questo il tema proposto da Luciano Gualzetti, direttore di Caritas Ambrosiana, al corso per operatori pastorali della Carità, nell’incontro che si è tenuto a Ferrara presso il Centro Casa Betania, lunedì 6 novembre.  

Le parole, innanzitutto: quelle della politica, della comunicazione massmediale e di tanti discorsi che raccontano l’immigrazione come un’emergenza e un pericolo, tanto da porla in cima alle paure degli italiani, assieme al terrorismo. Discorsi alimentati dalla crisi economica, dall’interesse elettorale, dalla cronaca di fatti violenti. Discorsi legittimi e quasi ineludibili - dobbiamo imparare a riconoscere e confrontarci con la paura - ma, se ci portano a innalzare muri, non sono discorsi cristiani perché il Vangelo parla chiaro: “Ero straniero, e mi avete accolto”.

Il Vangelo non si può fare a pezzi per applicarlo solo se ci aggrada: diamo da mangiare agli affamati che più ci assomigliano, i nostri; curiamo i nostri malati, andiamo a trovare i nostri carcerati; e teniamo i forestieri fuori dalle nostre case.

Anche la realtà non si può ridurre in frammenti per tenerne una parte soltanto e scartare il resto. Non è un’operazione di verità, per esempio l’equivalenza migranti uguale profughi, profughi uguale parcheggiatori abusivi, o peggio.

Parliamo dunque degli immigrati. In Italia vivono 5 milioni di non italiani, in prevalenza (52%) europei della Romania e dell’Albania, di religione cristiana, giovani nel paese più vecchio dell’Europa, lavoratori e lavoratrici che producono il 9% del PIL e contribuiscono con le loro tasse a pagare le nostre pensioni.

A causa dell’invecchiamento demografico la forza lavoro in Italia (20-64 anni) dal 2015 al 2050 perderà 300 mila unità all’anno. Questo comporterà gravi conseguenze per l’economia e il sistema previdenziale italiano. Nei prossimi vent’anni, per mantenere costante la popolazione in età lavorativa (20-64), ogni anno dovranno entrare in Italia 325 mila potenziali lavoratori.

Dovremmo porci più seriamente i l problema di come accoglierli, invece di affrontare la questione come emergenza-profughi

Ma se è di questo che vogliamo parlare, dei cosiddetti profughi, allora dobbiamo fare il discorso intero, sugli effetti e sulle cause del loro arrivo e della loro partenza, e sui numeri.

L’Italia nel 2016 ha accolto 181mila richiedenti asilo, l’Europa ospita 5 milioni di rifugiati, nel mondo quasi 100 milioni di persone hanno dovuto abbandonare la loro terra a causa di conflitti e persecuzioni (65 mln), o per le condizioni di estrema povertà legate ai cambiamenti climatici: desertificazione, siccità, disastri ambientali (32 mln). La maggior parte di esse (40,8 mln) è sfollata all’interno del proprio paese o nei paesi confinati, perché non ha risorse per affrontare il viaggio verso i paesi più ricchi del ‘Primo mondo’, dove    1% della popolazione più ricca detiene il 50% della ricchezza mondiale;

Le 300 persone più ricche del pianeta detengono una ricchezza pari a quella dei 3 MLD più poveri

Circa 800 Mln di persone nel mondo sono denutrite o malnutrite, 1 miliardo vive  nelle Bidonville, 1 miliardo è analfabeta., 1 miliardo  di contadini lavora senza trattori e senza animali.

La quasi totalità dell’acqua, dell’energia e delle tecnologie disponibili a livello globale è appannaggio solo del  20% della popolazione mondiale, una minoranza benestante nel cui interesse gli investitori le multinazionali e gli Stati,  per rifornirsi di materie prime e prodotti agro-alimentari, si accaparrano centinaia di milioni di ettari di terra nei paesi del Terzo Mondo, soprattutto l’Africa subsahariana, sottraendoli alle economie locali.

Questo squilibrio si associa a tensioni divampanti. “Siamo entrati nella terza guerra mondiale, solo che si combatte a pezzi”, ha detto papa Francesco. Negli ultimi 6 anni 15 conflitti hanno costretto milioni di persone alla fuga, dalla Siria (11.598.000) dall’Iraq (4.104.000), dal Congo (4.104.000), dal Sud Sudan (2.465.000)…

“I rifugiati - sono ancora parole del papa - sono persone come tutti, ma alle quali la guerra ha tolto casa, lavoro, parenti, amici. Noi stiamo dalla parte di chi è  costretto a fuggire.  Le loro storie e i loro volti ci chiamano a rinnovare l'impegno per costruire la pace nella giustizia, per questo vogliamo stare con loro: incontrarli, accoglierli, ascoltarli, per diventare insieme artigiani di pace secondo la volontà di Dio".

Siamo di fronte ad una crisi epocale. È la prima volta nella storia che è in pericolo la stessa esistenza dell’umanità.

I vecchi modelli non sono più adatti. serve un nuova comprensione dei fenomeni.

Dobbiamo maturare nella consapevolezza che la cattiva distribuzione delle ricchezze  non è più tollerabile, porci il problema della sostenibilità ambientale globale, riscoprire la categoria del limite.

Contro le paure e i rancori, la cultura dell’inclusione si fonda sulla nostra capacità di resistere ai sentimenti di esclusione del diverso,  smontare e ricomporre relazioni , agire in modo nonviolento a livello personale, istituzionale e politico, a partire dall’uso delle parole per arrivare ai fatti dell’accoglienza.

Quelli che possiamo fare noi individualmente sono piccoli gesti di attenzione, ascolto, vicinanza, per l’integrazione delle persone accolte.  Come comunità parrocchiale possiamo mettere a disposizione posti di accoglienza in accordo con le autorità civile e con la Caritas diocesana, contribuire ad un’accoglienza competente, decentrata e diffusa. E poi ci sono le richieste della Caritas  ai governi: apertura di canali sicuri e legali di ingresso nell'UE (corridoi umanitari); introduzione di visti umanitari, facilmente ottenibili e accessibili presso qualsiasi ambasciata dell'UE, nei paesi di origine e di transito; esenzione dall'obbligo del visto se giustificato da motivi umanitari; accordi di ricollocamento dai campi profughi e tra paesi europei, facilitare il ricongiungimento familiare dei rifugiati e degli immigrati,  riaprire e semplificare le quote flussi per lavoro.

Ma alla base di questo c’è il nostro modo essere Chiesa  - Popolo di Dio, aperta al mondo, all’incontro e al dialogo, capace di testimoniare la comunione e la fraternità, con lo stile del servizio umile e disinteressato per il bene comune, e la scelta preferenziale dei poveri. Sono i poveri che ci includono nella Chiesa, la via per conoscere Gesù oggi, non destinatari di un servizio consecutivo ma costitutivo la Chiesa.

Ferrara, 6.11.2017 - Migrazioni, origini e prosettive - slide

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